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Publicado el 11/09/2009 a 18:53
Por antoniomontanarinozzoli
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Grazie. Antonio Montanari
Publicado el 05/09/2009 a 16:50
Por antoniomontanarinozzoli
Il segreto del caso Boffo? Sta nelle stanze ecclesiastiche non soltanto di Roma ma pure di Milano, come rivela il "Corriere della Sera" di oggi


Coliando

Non ci vorrebbe Dario Fo, quello del "Mistero buffo", ma il giallista Carlo Lucarelli, quello del poliziotto Coliandro "politicamente scorretto" (sua definizione).

Il caso di Dino Boffo è complesso. Ci sono dietro intrighi inimmaginabili. Come quelli rivelati oggi dal "Corriere della Sera". Dove Paolo Foschini scrive: "la pistola che alla fine ha fatto fuori" il direttore di "Avvenire" ha cominciato a circolare tempo fa nell'Istituto Toniolo di Studi Superiori, ente fondatore e garante dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Non ci meravigliamo di nulla. Abbiamo da Foschini un'altra conferma che il fuoco che ha colpito Boffo è stato "amico", utilizzando un cannone (altro che pistola!)  pronto a sparare con altri scopi, ovvero il direttore de "il Giornale" di Paolo Berlusconi.

Non ci meravigliamo perché da molto tempo sosteniamo modestamente la proposta di una nuova festa liturgica dedicata a "Santa Ipocrisia". Ne abbiamo riparlato pure di recente (lo scorso 14 marzo), citando qualcosa di molto più grave della "pistola" puntata contro Boffo. Era il caso di Emanuela Orlandi su cui ha scritto un libro Pino Nicotri. Del quale riportavamo l'accusa al "conformismo servile dei mass media italiani".

Lo stesso "CorSera" odierno offre la lettera di Francesco Cossiga all'emintentissimo Bagnasco. In cui ci sono due passi capitali.

Il primo quando sostiene che Boffo si è comportato con "colpevole imprudenza" coprendo il colpevole delle molestie telefoniche di cui era stato accusato lo stesso Boffo. (E questa copertura non può rassomigliare ad una violazione della legge? Lo chiediamo a chi sa di Diritto.)

Il secondo è nella conclusione francamente scandalosa, soprattutto se pronunciata da un ex capo dello Stato: Boffo, "impancandosi di fatto a nome della Chiesa a giudice pubblico dei comportamenti, certo eticamente non commendevoli, di Silvio Berlusconi, non dico che «se la sia meritata», ma «cercata» sicuramente sì!".

[05.09.2009, anno IV, post n. 253 (973), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publicado el 04/09/2009 a 16:59
Por antoniomontanarinozzoli
Casto ma potente, il cavaliere andrà in tribunale pronto a chiarire tutto? Ghedini promette udienze a porte chiuse. Sembra di leggere una pagina di Casanova...

Castrati

Maurizio Gasparri lo sfotte, parlando di "un Ghedini o un Ghedone" che cava sempre le castagne dal fuoco al governo. Il cavaliere invece ne ha stima: questo Ghedini lo manda avanti, forse perché a lui vien da ridere, a dire tutto quanto deve fare giustizia in Italia attorno alla sua augusta persona.

Le giornaliste dell'Unità lo accusano di impotenza, ispirandosi ad una dichiarazione di Vittorio Feltri non censurata? Allora, dichiara Ghedini al "CorSera" di oggi: "... perché mai Berlusconi non dovrebbe poter spiegare a venti milioni di italiani, suoi affezionati elettori, che è perfettamente funzionante?"

La spiegazione, ma come? Avremo udienze a porte chiuse con toghe a luci rosse? Non sappiamo immaginare nulla. Ricordiamo soltanto una pagina di Giacomo Casanova.

E' il racconto di una madre che soggiorna ad Ancona, nel febbraio 1744, accompagnando quattro giovanissimi figli artisti, due femmine, un maschio ed «il preteso Bellino», cioè un finto castrato la cui storia emerge lentamente nelle pagine che descrivono il viaggio di Casanova in sua compagnia verso Rimini.

Teresa, dodici anni, è figlia di un «povero impiegato all’Istituto delle Scienze di Bologna» che teneva a pigione il celebre castrato Salimberi. Costui «manteneva a Rimini, presso un maestro di musica» un coetaneo di Teresa di nome Bellino che il padre aveva fatto evirare sacrificando all’altare della propria miseria la sua virilità, «in modo che con la voce potesse mantenere i fratelli».

Teresa, rimasta orfana del padre, è accompagnata da Salimberi a Rimini nella stessa pensione in cui egli «faceva educare» Bellino. Al loro arrivo in città, essi apprendono però che «Bellino era morto il giorno prima». Salimberi decide così di condurre Teresa a Bologna sotto il nome di Bellino, e di sostenerla economicamente «a pensione presso la madre del defunto la quale, essendo povera, avrebbe avuto interesse a mantenere il segreto».

Il patto segreto di Salimberi con Teresa era che, dopo quattro anni di studi, lei sarebbe stata chiamata a Dresda («Salimberi era al servizio dell’elettore di Sassonia e re di Polonia»), «non come una fanciulla, ma come un castrato»: «L’unica tua cura», le impone Salimberi, «dovrà essere quella di fare in modo che nessuno si accorga che sei donna [...], prima di lasciarti, ti darò un piccolo arnese e t’insegnerò ad applicartelo in maniera che, se mai dovessi sottoporti a una visita, ti si possa facilmente scambiare per un uomo».

Teresa racconta a Casanova anche il seguito della sua avventura artistica e del suo dramma umano: «Ho fatto solo due teatri, e ogni volta mi sono dovuta sottomettere a esami vergognosi e umilianti; infatti, tutti dicono che ho un aspetto troppo femminile, e sono disposti a scritturarmi solo dopo aver avuto la prova infamante. Finora per fortuna, ho avuto a che fare solo con vecchi preti, che in buona fede si sono contentati di un esame superficiale in base al quale hanno fatto il loro rapporto al vescovo; ma potrebbe capitarmi di essere visitata da dei giovani, e allora l’esame sarebbe molto più approfondito. Inoltre sono continuamente esposta alle persecuzioni di due specie di invidiosi», quelli che non la credono un maschio, «e quelli che, per soddisfare dei gusti abominevoli, si rallegrano che lo sia o trovano il loro tornaconto nel credermi tale». Questi ultimi sono la sua ossessione: «Le loro passioni sono tanto ignobili, i loro vizi così turpi, che a volte temo di pugnalarne qualcuno nell’impeto incontenibile provocato dalle loro infami proposte».

Chi farà l'esame del cavaliere? Qualche vecchio cardinale che dovrà riferire al papa? O qualche giovane monsignore in un modo molto più approfondito, come raccontava la povera fanciulla spacciata per castrato?


[04.09.2009, anno IV, post n. 252 (972), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publicado el 03/09/2009 a 15:43
Por antoniomontanarinozzoli
Boffo si dimette. Feltri ammette (copiando) che ci sono di mezzo "cassetti curiali". La guerra in casa Berlusconi contro "Repubblica", dai dossier di cui racconta Luca Telese alla denuncia (estesa anche all'Unità)

Repubblica_preti


Alla radio, ieri, Vittorio Feltri ha rivendicato tutta l'operazione architettata contro il direttore di "Avvenire" (dimessosi oggi): "Noi non abbiamo pubblicato alcuna velina, ma un documento di condanna. Se c'è una velina è stata diffusa dal Vaticano".

Poi ha precisato che l'idea non è sua, ma di Stefano Cappellini il quale, su "il Riformista", ha scritto, sempre ieri 2 settembre: "E che la velina provenga da un cassetto curiale è ormai qualcosa più di una ipotesi".
La definizione di "cassetto curiale" è perfetta. (Il titolo del pezzo di Cappellini è "Il Papa e il Papi". Abbiamo scritto il 16 agosto un post, "Da papi a papa".)

Sin dall'inizio della vicenda di Dino Boffo, abbiamo sostenuto che soltanto da Oltretevere potevano giungere certi  input per attacchi contro chi (come lui) si era permesso di criticare il cavaliere.

Feltri (anzi Cappellini) conferma ciò che l'evidenza dei fatti e la logica deduzione che ne derivava, facevano intravedere chiaramente: ovvero l'esistenza di uno zampino "diabolico" che aveva mosso certi monsignorini ad architettare il piano messo poi in atto da Feltri.

Feltri era stato appena richiamato a "il Giornale" non per scrivere di letteratura o di sport, ma soltanto per distruggere gli avversari di Berlusconi. Il quale, su altri versanti, ha scelto la via giudiziaria (con le richieste di danni a "Repubblica" e "Unità").

L'analisi dei rapporti fra Stato e Chiesa, in riferimento alla vicenda di Boffo, è stata ieri compiuta in maniera esemplare da due illustri firme del "CorSera", Vittorio Messori ed Alberto Melloni.

Il tradizionalista Messori scrive apertamente che la Chiesa di Roma ha dimenticato la virtù della prudenza. A Boffo, dopo la sentenza del 2004, doveva essere chiesto "di defilarsi, assumendo altre cariche, meno esposte a ricatti e a scandali".

Messori è un perfetto conoscitore della macchina vaticana. Dire questo non significa condividerne le posizioni teologiche, sulle quali invece divergiamo totalmente. Ma significa qualcosa che l'ultra-conservatore Messori addirittura citi Plutarco per ricordare ai suoi "monsignorini" che sulla moglie di Cesare non possono esistere "ombre, pur se inventate".

Melloni, storico della Chiesa con tanto di cattedra universitaria, usa il termine "imboscata alla Chiesa" a proposito di Feltri, introducendo una lunga ed accurata disamina dei rapporti fra classe politica odierna ed il Vaticano di Ratzinger (e Bertone).

Interessante è la ricostruzione dei rapporti fra religione romana e Lega lombarda, passata dal dio Po che "faceva ridere" alla "ambizione di Bossi di presentarsi in Vaticano come padrone del Lombardo-Veneto".

Melloni ha due osservazioni che meritano di essere sottolineate, per non chiudere sin da ora il discorso sulla "oscura vicenda" di Boffo, e per non ridurla al solo protagonista evidente, Berlusconi.

C'è "un allarme di cui non si riesce a giudicare la portata", ci sono "episodi che si possono sdrammatizzare solo con una lucidità che manca a tutti".

Aiuta a comprendere il senso di queste parole l'editoriale apparso su "Repubblica" il primo settembre, a firma di un altro storico, Adriano Prosperi. Che cita un recente volume di Roberto Pertici sui rapporti fra Chiesa e Stato dal 1914 al 1984.

Anche Prosperi parla della Lega: "Oggi un partito che ieri vantava il suo paganesimo e adorava le acque del Po si offre come il vero partito cattolico...". E qui ricorda l'illustre precedente del Mussolini ateo "che sfidava la folgore di Dio dal pulpito".

Tutto ciò dimostra che la situazione grave in cui il nostro Paese è precipitato per colpa di Berlusconi, ha non felici prospettive anche per la lotta di Bossi per prendere il posto del cavaliere. I discorsi di Fini, come quello drammatico di ieri incentrato sull'evidenza del "killeraggio contro le persone", servono a ben poco. Il suo potere contrattuale sul piano elettorale è quasi nullo. Può ricevere applausi o battute ironiche come quella di chi lo definisce il futuro segretario del Pd. Ma la sostanza dell'involuzione politica italiana non può essere fermata da quelle buone intenzioni di cui una volta si diceva che erano lastricate le strade dell'inferno.

Tre considerazioni finali.

Nel ricordato nostro post "Da papi a papa", avevamo scritto il 16 agosto: "Il papi napoletano, considerandosi molto vicino al papa, disprezza la periferia dei parroci dissidenti. E definisce, teologicamente, una bugia ogni pensiero discordante dal suo, che è Assoluta Verità come quella pronunciata ex cathedra dal pontefice romano".

Sul "CorSera" di oggi G. A. Stella smentisce il titolo attribuito da Berlusconi allo stesso giornale del 2 settembre 1939, "Fantastica operazione umanitaria".

Su "Repubblica" di oggi, G. D'Avanzo ci ricorda che Luca Telese, da poco uscito da "il Giornale" di Paolo Berlusconi, ha pubblicamente raccontato di dossier e schifezze già pronte in quel quotidiano contro giornalisti di "Repubblica" e loro parenti.

Fonte foto, "Repubblica".


[03.09.2009, anno IV, post n. 251 (971), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Publicado el 01/09/2009 a 15:33
Por antoniomontanarinozzoli
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Puntuale come quei purganti che garantiscono l'effetto dopo una certa ora dall'assunzione, giunge Cossiga. Lo avevamo facilmente previsto ieri: "e prima poi arriva un Cossiga ridens a smentire tutto".

Infatti, eccola la smentita di Cossiga, con un'intervista in pompa magna ad Aldo Cazzullo sul "Corrierone" di stamani.
I servizi segreti c'entrano nella faccenda Feltri-Boffo? Manco per sogno: "In Italia, da Rutelli in giù, si imputano ai servizi segreti pure i 34 alpinisti morti quest'estate in montagna".

Il Cossiga ridens non parla mai a vanvera. Ma qui rasenta l'ovvietà gratuita e inconsistente. Se sono segreti, certi "servizi", mica possiamo leggerne le avventure sulla "Gazzetta ufficiale".
La smentita appartiene alla scuola di pensiero cossighiano che è una specie di creatura molto simile a quelle mitologiche. Una bella testa da uomo ed un corpo che termina in una aggressiva coda da dinosauro.

"In cauda venenum, et in capite rostrum" potrebbe essere l'insegna araldica per questo discendente di pastori imparentato però con dei nobili a cui appartiene invece sua nipote Bianca Berlinguer.

Il rostro usato negli attacchi navali dei combattimenti (ma è anche il nome della tribuna degli oratori), è lo strumento usato da Cossiga proprio per la Bianca nipote. La vuole direttrice del Tg3 e la raccomanda ai piani buoni della Rai anche se lei lo ha "rinnegato".

Insomma, di testa o di coda, Cossiga si diverte a colpire duro, dicendo verità nascoste in ipotesi balzane, o svelando come inediti argomenti che sono un po' il segreto di Pulcinella.

Il Vaticano non vuole strappi con il governo, è la Cei che è divisa, dichiara a Cazzullo.
Ma questo di Cossiga, è lo stesso argomento che poi si ritrova sempre sul "Corrierone" nella bella nota di Massimo Franco, posta nella pagina a fianco rispetto alla sua intervista.

La Segreteria di Stato teme che da tutto tragga vantaggio la sinistra. Per cui occorre non rompere con Berlusconi. La Cei sarebbe percorsa da spinte centrifughe. Con la minaccia di forti tensioni interne. Insomma, come dice il titolo di Franco, "Allo scontro con il premier si sommano le tensioni nella Chiesa cattolica".


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Nella quale, come sosteniamo da tempo, si guarderebbe a Casini, stando ad Ilvio Diamanti di ieri che aggiunge una lunga lista di "amici" (Tabacci, Rutelli, Pezzotta, Montezemolo e magari Gianni Letta "gentiluomo di Sua Santità" dal 29 giugno...).

Ma a Casini guarda anche il cavaliere, secondo quanto ha scritto il 29 agosto "Repubblica", circa la strategia di Arcore: «Casini non vuole sentire parlare di un'intesa nazionale con il Pdl. "Vuol dire che parlerò con Caltagirone", ha scrollato le spalle Berlusconi».

Su Casini scommette pure Cossiga, "l'unico che può trarre profitto dalla situazione"... ma soltanto "fino a quando Avvenire non ricorderà ai suoi lettori che pure lui è divorziato e risposato".

Cossiga dice che "Ratzinger sa a malapena chi sia Berlusconi". Sembra un paradosso, forse è la verità. Non conosceva, il papa, situazioni peggiori. Come quella di Wielgus e del vescovo lefebvriano Richard Williamson...

[01.09.2009, anno IV, post n. 250 (970), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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